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16 ottobre 2012

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Rubrica: OPERE EDITE

UTET Torino 2003 - 512 pagine

SOLDATI - Le forze armate italiane dall’armistizio alla Liberazione

 
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INIZIO DELL’INTRODUZIONE

Coltivare la memoria: non l’episodio in sé, ma il suo significato. Riannodare i fili dispersi e penetrare nel tessuto lacerato dai ricordi, porsi di fronte al passato al di là delle impressioni sovrapposte. Solo spogliandosi di ogni pregiudizio e sgombri di passione si possono meglio comprendere ragioni e motivazioni dei comportamenti singoli e collettivi. Guardare con mente libera, senza preconcetti.

Memoria quindi come rispecchiamento di un percorso di sensibilità, non rimozione ma una più approfondita conoscenza degli elementi disponibili e verificabili. In questo tragitto della mente si disperdono le scorie e restano, quali punti fermi, i dati della realtà.

Abbiamo seguito questo itinerario per approfondire la storia d’Italia tra il settembre 1943 e l’aprile 1945, con riferimento specifico alle vicende delle forze armate, avvalendoci dei principali documenti e studi editi su quella fase convulsa e tormentata di vita nazionale nonché di testimonianze e ricerche inedite.

Nel corso di quell’esperienza il paese passa dalla partecipazione alla guerra dell’Asse a una scelta che, muovendo da un anelito diffuso a favore della pace, dopo l’occupazione della Sicilia da parte degli angloamericani sbarcati nel luglio 1943 e la caduta di Mussolini, conduce alla richiesta di armistizio, mentre l’insediamento di unità militari germaniche compromette gravemente le possibilità di ogni difesa.

Il rovesciamento di fronte, perseguito dalle autorità politiche e militari come unica via d’uscita, si svolge in condizioni estremamente precarie, con il risultato che l’operazione avviata con la firma e l’annuncio della resa, si conclude con la dissoluzione dell’esercito, la consegna della flotta nei porti indicati dai vincitori, il disorientamento generale dei militari e della popolazione civile, e l’Italia divisa tra due potenti eserciti stranieri occupanti rispettivamente il Sud e il Centro-Nord, il tentativo disperato ed eroico — da Roma alla Campania, al Piemonte, da Fiume all’Albania, alle isole greche — di soldati e ufficiali di opporsi agli attacchi delle forze tedesche.

Il giudizio risulterà dai fatti, dalle loro connessioni, dall’insieme di trascuratezze, colpe ed errori sottoposti all’attenzione di chi, non avendo vissuto quell’epoca, ha creduto di estraniarsene, mentre il peso continua a gravare su tutti noi.

COPERTINA POSTERIORE

Una ricostruzione ampia e originale di una pagina cruciale del Novecento italiano

Da Roma a Piombino, da Fiume alle isole greche: ai primi di dicembre del 1943 soldati, marinai, avieri, carabinieri e guardie di finanza tornano a combattere. Una ricca, originale e documentata ricostruzione di una pagina a lungo rimossa della storia della liberazione nazionale.

Il libro è frutto di una complessa ricerca effettuata presso i “National Archives” di Washington, il “Record Office” di Londra, gli archivi dell’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito, archivi privati e testimonianza inedite, ed ottiene, per la quarta volta, il Premio della Cultura. È stato presentato in università, istituti militari, feste di giornali politici, licei ed inoltre 30 comuni, suscitando particolare interesse perché descrive minutamente gli eventi militari nelle principali città italiane, ed in tutte le divisioni italiane in Jugoslavia, Albania e Grecia dall’agosto 1943 all’aprile 1945.

DALLA RETROCOPERTINA

Perché solo recentemente, e con decenni di ritardo, s’inizia a ricordare che tra i principali protagonisti della lotta per la liberazione nazionale vi sono state le forze armate regolari italiane? Questo libro vuole dare una risposta a tale domanda e la trova nei fatti, descritti nel modo più diretto e nella loro autentica crudeltà: dietro le decine dì migliaia dì militari caduti nella Resistenza c’è infatti un milione di soldati, che comprende marinai e avieri, carabinieri e guardie di finanza, già duramente provati dalla guerra combattuta negli anni precedenti.

Carlo Vallauri, però, che ha dedicato alla realizzazione di questo saggio ricco e originale alcuni anni di ricerche, consultando documenti, archivi nazionali e internazionali e raccogliendo di persona testimonianze inedite, rifugge da ogni retorica della morte o piuttosto della resurrezione della Nazione, per riscrivere invece con grande attenzione la complessa e in parte trascurata storia delle vicende italiane dal 1943 al 1945 dal punto di vista delle forze armate con una documentazione ineccepibile che contribuisce a far uscire la Resistenza dai miti e da alcune interpretazioni parziali. L’annuncio dell’armistizio con gli anglo-americani, come è noto, coglie il Paese in una crisi di orientamento, per la mancanza di ordini precisi. Malgrado a disgregazione istituzionale, ufficiali e soldati da Roma a Piombino, dalla Campania al Piemonte, dalla Jugoslavia alle isole greche continuano a battersi.

Da quella tragica esperienza prenderà vita una graduale riscossa che consentirà nell’Italia divisa in due, tra contrapposti eserciti stranieri, la ricomposizione di una unità combattente, nel dicembre ‘43, sul fronte di Cassino accanto agli Alleati, avvio dì quello che poi sarà il Corpo italiano di liberazione. Intanto nelle valli e nelle città s’intensifica l’azione delle formazioni della Resistenza alle quali i militari danno un incessante contributo operativo in Italia come tra i partigiani operanti nei Balcani.

Le forze armate regie, infatti, partecipano con i gruppi di combattimento alla vittoriosa offensiva per la liberazione dell’Italia settentrionale, I combattenti dell’esercito, della marina, dell’aeronautica hanno ormai posto le premesse, insieme ai partigiani, ai prigionieri in Germania, e grazie alla convergenza tra i partiti politici democratici, per un Paese libero che esce definitivamente dagli anni più bui del Novecento.

Vedi l’INDICE

* Sul periodo della guerra C.V. ha pubblicato inoltre Sulla brigata Maiella (1980), La spedizione in Sicilia (2006).

cfr. Raimondo Luraghi, I soldati combattenti della guerra di liberazione, "La Nuova Storia contemporanea", 2004, n. 3. "Ora finalmente le proporzioni storiche, la grandiosa dimensione della nostra guerra di Liberazione sono ristabilite appieno grazie all’opera veramente meritoria di uno studioso italiano: Carlo Vallauri".

***************** R E C E N S I O N E *****************

Recensione del prof. Raimondo Luraghi ("Nuova Storia contemporanea", 2004, n. 3).

I soldati combattenti della Guerra di Liberazione

Da qualche tempo il fenomeno storico della Guerra di Liberazione sembra andare assumendo, nella visione degli storici e, prima ancora, dell’intero Paese, dimensioni e contorni che ne pongono in risalto l’imponente grandiosità: quasi che il trascorrere degli anni, invece di velare e rendere indistintivo il ricordo, valga a consentirne una visione più approfondita e onnicomprensiva. Ciò è indubbiamente dovuto in parte all’accrescersi della prospettiva storica, la quale consente una visione più spassionata degli eventi trascorsi; ma sopra ogni altra cosa alla caduta e all’abbandono di vedute parziali, distorte, per lo più influenzate da pregiudizi di ordine politico che, oltre a generare una visione, diremo così "strabica" della vicenda, la mutilavano gettandone intere parti nel dimenticatorio, con il risultato di immiserirla finendo per darle un taglio "di parte" e non quello nazionale e patriottico che invece caratterizzò la vicenda.

La prima grande svolta nella storiografia della Guerra di Liberazione si può far risalire alla fondamentale e magistrale opera di Claudio Pavone, che si elevava infine ad una visione più ampia - sebbene non ancora totale; non era d’altronde questo l’intento dell’Autore - dell’immane tragedia che scosse l’Italia. Pavone, con una linea interpretativa che si deve considerare ormai patrimonio acquisito della storiografia, pose in rilievo i tre aspetti che la lotta assunse, con ciò ampliandone la visione.

E’ tuttavia un fatto degno di nota come, dopo l’opera di Claudio Pavone, furono scrittori e storici stranieri per lo più di parte Alleata a dare un fondamentale contributo a quell’ampliamento della visione storiografica della Guerra di Liberazione che cominciò a delinearne la grandiosità. Gli Autori di tali opere erano in genere ex combattenti di parte Alleata, che avevano partecipato alla guerra nella Penisola accanto agli italiani, sovente quali ufficiali di collegamento: tali furono Richard Lamb, ed ora Charles T. O’Reilly. Quest’ultimo, in particolare, non fu solo ufficiale di collegamento con le Forze Armate italiane: ma rimase a lungo nel nostro Paese sia per motivi di studio che di insegnamento. La sua è un’opera certamente in parte priva di equilibrate proporzioni tra le parti, appassionata, ribollente di indignazione per il modo con cui - in buona o mala fede - l’apporto italiano alla guerra contro la Germania nazista fu sottovalutato e spesso ignorato; inoltre, sfortunatamente, il libro ha due caratteristiche negative: vi abbondano i refusi ed il prezzo di novanta dollari appare esorbitante. Ma tutti i combattenti italiani della Guerra di Liberazione devono della gratitudine a quest’opera pioneristica che li pose - ed era tempo - all’attenzione degli storici del mondo.

Ora finalmente le proporzioni storiche, la grandiosa dimensione della nostra guerra di Liberazione sono ristabilite appieno grazie all’opera veramente meritoria di uno studioso italiano: Carlo Vallauri. Ed appare giusto che il suo fondamentale studio rechi il titolo semplice ed antiretorico di Soldati. Le Forze Armate italiane dall’armistizio alla Liberazione. Poiché, sebbene esso possa apparire in un qualche senso limitativo, in realtà per motivi che ci sforzeremo di porre in risalto il libro è veramente, se non il primo, uno tra i primi studi italiani che abbraccino l’intero panorama della Guerra di Liberazione: e solo così si può pervenire a realizzare le imponenti dimensioni del fenomeno storico.

La tendenza prevalsa, infatti, era stata quella di ridurre la vicenda a un suo solo aspetto, ignorandone gli altri o sforzandosi di minimizzarli o addirittura di negarli. Per lungo tempo la Guerra di Liberazione è stata ridotta alla sola Resistenza contro i nazifascisti nell’Italia occupata: fenomeno indubbiamente eroico e, certo, di grandissima, trascendentale importanza (chi scrive queste righe su egli stesso un combattente della guerra partigiana) ma che rappresentò un solo aspetto di un insieme quanto mai complesso.

Su ciò si debbono fare due osservazioni preliminari. Anzitutto la parola stessa "Resistenza". Essa non fu mai usata durante la Guerra di Liberazione; cominciò ad aver corso alcuni anni dopo, mutuata dalla francese "Résistence". Ciò fu forse, almeno in parte, causato dalla semplificazione e dalla conseguente incisività ottenute mediante l’uso di una parola: ma esso veniva a porre in disparte la sostanziale differenza tra il movimento di liberazione in Italia e in Francia. In quest’ultimo paese, per alcuni anni (per lo meno fino al 1943) l’opposizione agli occupanti e ai collaborazionisti ebbe carattere di élite; la guerra per bande non apparve che più tardi e non assunse mai il carattere grandioso che essa ebbe nell’Italia del Nord ove nacque un vero e proprio esercito partigiano (il Corpo Volontari della Libertà) e si ebbe il fenomeno delle "repubbliche", vere e proprie zone libere, sottratte alla dominazione nazifascista. In Italia durante il conflitto si parlò sempre di "Guerra di Liberazione"; la denominazione "Resistenza" venne dopo.

In secondo luogo, "Resistenza" aveva un senso molto più ristretto: non si riferiva infatti che al fronte partigiano del Centro e del Nord, sottovalutando tutto un arco grandioso di lotte armate. Si pensi che, al momento della Liberazione, accanto a circa 70.000 combattenti inquadrati nelle unità partigiane (ma nell’intero arco della guerra, dal 1943 al 1945, essi erano stati in totale circa 220.000), 99.000 italiani militavano nei Gruppi di Combattimento che si battevano sul fronte accanto agli Alleati; oltre 160.000 erano inquadrati nelle così dette "Divisioni ausiliarie" (che però operarono pressoché ininterrottamente sulla linea del fuoco, subendo perdite talora elevate); 66.000 garantivano la sicurezza delle retrovie e delle linee di comunicazione Alleate; 100.000 erano inquadrati nelle file delle Marina e dell’Aeronautica: nel complesso oltre 420.000 uomini. Infine altri 65.000 formavano le unità partigiane all’estero, dalla Jugoslavia all’Albania alla Grecia alla Francia stessa, e almeno 600.000 furono i prigionieri in Germania che si sottoposero ad ogni sorta di privazioni, di patimenti e di vessazioni pur di conservare la fedeltà al giuramento. Alla fine della guerra, dunque, quasi il 40% dei combattenti Alleati nel teatro del Mediterraneo erano italiani.

Se poi si calcolano le cifre dei Caduti si giunge, per i combattenti partigiani del Centro e del Nord, secondo cifre date dall’autorità italiane, a 45.808 (inclusi i civili massacrati dai nazifascisti per rappresaglia): ma l’autorevole O’Reilly li calcola ad almeno 65-70.000, aggiungendovi oltre 30.000 Caduti delle unità partigiane all’estero; a questi si debbono aggiungere 46.000 Caduti delle Forze Armate (26.000 nelle battaglie dell’8 settembre, 20.000 da Montelungo alla Liberazione); 40.000 italiani (inclusi 7.557 ebrei) morirono nei campi di deportazione e di sterminio e circa 80.000 ufficiali e soldati perirono per la fame, gli stenti e i maltrattamenti cui furono sottoposti nei famigerati campi "di internamento" per non essersi voluti piegare all’imposizione di tradire il proprio giuramento e combattere per Hitler. Nel complesso, oltre 230.000 italiani dettero la vita per la Liberazione in quel terribile biennio dal 1943 al 1945; una cifra cioè assai superiore agli 80.900 ufficiali e soldati Alleati caduti nella Campagna d’Italia.

Questo è il quadro che Vallauri pone in risalto: un quadro, alfine, tutto materiato di verità. E come ci si poté giungere? Mediante un’impostazione metodologica del tutto diversa da quelle in genere fin qui seguite. Ecco, in poche parole che cosa emerge, in maniera inoppugnabile, da questo libro bello e commovente.

La lotta di Liberazione - su tutti i fronti: dall’Italia ai Balcani alle Alpi agli Appennini ai campi di internamento nacque dalla generazione che, strappata alle proprie case, gettata a battersi e a morire sui fronti della sciagurata guerra fascista, ne aveva vissuto tutti i drammi e gli orrori; che aveva visto cadere tutte le menzogne e le infamie della propaganda, che aveva toccato con mano (pagando spesso con il proprio sangue) la crudeltà, la ferocia, il rancore anti-italiano dei così detti "camerati" nazisti. Il titolo del libro di Vallauri dice tutto: "Soldati". Furono essi, questi giovani, che, ammaestrati alla terribile scuola della guerra, cadute nel nulla tutte le illusioni, avevano capito che solo con le armi si poteva redimere la Patria, cacciare l’invasore nazista, abbattere il risorgente fascismo, purgare l’Italia del marchio di infamia che la partecipazione all’aggressione hitleriana le aveva impresso, ridarle un posto onorato nel consesso dei popoli liberi: che se si voleva ridare onore alla Patria occorreva battersi e morire perché le parole erano ormai del tutto inutili.

Per questo i combattenti accolsero con grandissimo favore la famosa "svolta di Salerno", attuata da Togliatti (ma, come oggi si sa, voluta da Stalin) la quale subordinava tutte le diatribe, tutti i contrasti (sovente meschini) tra partiti alla lotta armata contro i nazifascisti. A questo proposito l’Autore pone in rilievo come, fino a quel momento, i combattenti italiani che andarono al fuoco contro i tedeschi sapevano bene "[...] di non avere alle spalle un paese in grado di riconoscersi, sul piano ideale, nel rinnovato esercito”. Essi si batterono tuttavia, poiché seppero "[...] identificare il proprio comportamento con un dovere che andava ben oltre gli accadimenti contingenti". Quei partiti o gruppi per lo più della sinistra, che negavano ogni collaborazione al governo italiano vigente (giungendo in qualche caso a vituperare i componenti dei reparti che si avviavano al fronte contro i tedeschi) si erano assunti una ben pesante responsabilità verso il paese e verso la storia: per questo i combattenti (e prima degli altri, quelli che stavano sforzandosi di organizzare le formazioni partigiane nel Nord) salutarono come estremamente positiva l’iniziativa di Togliatti che portò al primo governo di unità nazionale a Salerno.

Perché anche nel Settentrione, dietro le linee nemiche, in condizioni difficilissime spesso tragiche, il nerbo delle formazioni partigiane fu dato proprio da quei soldati che si erano rifiutati di deporre le armi ai piedi dell’invasore tedesco; e quand’anche, grazie all’apporto dei partiti del Cln, le formazioni in gran parte si "politicizzarono", la grande maggioranza dei comandanti di reparto fu sempre data da quei soldati e da quegli ufficiali; furono quei veterano che, all’afflusso in montagna delle messe di giovani che intendevano sottrarsi ai "bandi" della così detta "repubblica di Salò", seppero inquadrarli, addestrarli e trasformarli in combattenti partigiani.

Molto si dovrà ancora fare nel campo quanto mai complesso della storiografia della Guerra di Liberazione: è un compito che attende gli studiosi delle generazioni più giovani. Ma opere come questa di Carlo Vallauri sono già pietre miliari su tale cammino e lasciano bene sperare per il futuro.

(Premio della Cultura, Premio Santa Marinella), 2° classificato premio Deledda). Dibattiti sul libro con C. Milanese, W. Pedullà, L. Squarzina, F. Perfetti, F. Manieri, G. Sabbatucci, L. Villari, M. Mazzucco (interventi in Archivio Radio Radicale)

"Soldati": L’epica resistenza dell’esercito di Antonio Landolfi da L’antifascista

In tempi come questi, di ginnastica revisionista e di storiografia-spettacolo, è confortante imbattersi nell’ultima opera di Carlo Vallauri, dal suggestivo e significativo titolo "Soldati", che tratta un tema appassionante: quello delle "Forze armate italiane dall’armistizio alla Liberazione", come recita il suo sottotitolo.

Carlo Vallauri è uno storico serio ed acuto la sua bibliografia spazia su ogni fase e sui tanti personaggi della storia contemporanea italiana, dalla seconda metà dell’Ottocento ai giorni nostri. La sua attenzione di studioso si è concentrata su Giolitti, su Zanardelli, sulle vicende delle lotte sociali e dalla sinistra italiana, sulla nascita e l’evoluzione dei partiti nazionali, sulla globalizzazione, sul rapporto tra politica e giustizia. E’ un prestigioso docente ma la sua analisi dei fatti storici non ha mia un’andatura accademica. Gli aventi e le figure protagoniste dei medesimi sono affrontati in una dimensione che trascende la fattualità episodica e contingente, e si riconducono ad una visione più ampia e realistica insieme della complessità dei fattori che determinano gli svolgimenti storici. Nel tratteggiare i grandi personaggi e quelli minori si avvale anche degli strumenti concettuali che gli offrono la sua attività di critico e di autore teatrale, chè la passione in lui s’accompagna a quella ricerca storica. In entrambe, la sua è ricerca delle verità: quella degli accadimenti e quella degli uomini, senza le cui motivazioni, ideali ed emotive, "i fatti sono come i sacchi. Vuoti non si reggono".

In questa ricerca della storia come verità: Vallauri ha voluto e saputo cimentarsi con un tema mai compiutamente esplorato fino all’oggi, anche se di vitale interesse per la storia di quel secondo Risorgimento che è stata la lotta di Liberazione dal fascismo. Il tema è quello del comportamento e del destino delle forze armate italiane dopo l’8 settembre. "Perchè - così domanda - solo recentemente e con decine di anni di ritardo, s’inizia a ricordare che tra i principali protagonisti della lotta per la liberazione nazionale vi sono state le forze armate regolari italiane?" Quelle forze armate che per tutto il ventennio il regime aveva tentato in ogni modo di fascistizzare, non riuscendoci se non parzialmente, e più nei vertici e meno nei ranghi delle truppe e degli ufficiali. Alcuni studiosi del ventennio, e della stessa condotta della guerra scatenata dal nazifascismo, hanno in modo avveduto annotato questa falla che restò per sempre aperta nella vita del regime, e che emerse con tutta evidenza dopo l’8 settembre. E si è altresì annotato - a nostro giudizio con ragione - che essa venne anche determinata dalla formazione di quella Milizia Volontaria della Sicurezza Nazionale, con cui Mussolini fin dagli anni Venti operò la normalizzazione dello squadrismo anche per sottrarlo all’influenza dell’estremismo di Farinacci ed istituzionalizzando il sovversivismo fascista, farne una sorta di Guardia Imperiale alla sua diretta disposizione. Ciò che creò una permanente gelosia e rivalità con l’Esercito e con la Marina, aprendo una ferita interna al regime che mai si richiuse.

Questa premessa necessaria a comprendere l’origine del distacco tra Forze Armate e regime dopo l’8 settembre, che viene in grande evidenza nello studio di Vallauri, non spiega affatto, anzi infittisce, il mistero della sottovalutazione del ruolo protagonistico delle Forze Armate nella Resistenza compiuta dalla storiografia antifascista che di questo tema non si è mai occupata organicamente e con metodo rigorosamente scientifico, come fa Vallauri, anche se intriso da un profondo sentimento di ammirazione umana per la lealtà verso la Patria e la volontà di non arrendersi al nemico mostrata in circostanze tanto drammatiche da un enorme numero di comandanti, ufficiali e soldati che assunsero un comportamento ineccepibile, e tante volte eroico. Come emerge in ogni pagine del voluminoso libro uscito dalla penna di questo nostro studioso che ancora una volta si dimostra uno storico di razza.

A questo saggio l’autore ha dedicato lunghi anni di ricerche "raccogliendo di persona testimonianze inedite ... per riscrivere con grande attenzione la complessa ed in parte trascurata storia delle vicende italiane dal 1943 al 1945 dal punto di vista delle Forze Armate". Su questa ricerca e sulle sue risultanze s’è avviato un qualificato dibattito tra storici, da Francesco Perfetti a Giovanni Sabatucci a Lucio Villari a Pietro Scoppola ed anche a psicologi come Flavio Manieri, che proseguirà coinvolgendo tutti i più seri studiosi della Resistenza.

La ricostruzione degli avvenimenti di quel fine 1943, in cui si consumò la drammatica vicenda di un esercito lasciato allo sbando ed in balia della vendetta teutonica, al di là delle sue interpretazioni storiche, risalta con vivida evidenza nelle pagine vergate da Vallauri, a seguito della sua oculata e dettagliata ricerca. "Da Roma a Piombino, da Fiume alle isole greche - viene annotato - soldati, marinai, avieri, carabinieri e guardie di finanza tornano a combattere" offrendo il sacrificio della propria vita alla causa della libertà e della difesa della dignità nazionale. Pagine indimenticabili scorrono alla lettura di tanti episodi. "Ancora una volta, come nei secoli passati, sono le virtù individuali a far aggio sulla disgregazione istituzionale" susseguita all’8 settembre. E’ un’impronta storicamente rilevante nel popolo italiano", rileva vallauri, riecheggiando giustamente Machiavelli.

Proprio perchè fa parlare nella loro nudità i fatti che videro protagonisti la stragrande maggioranza dei combattenti italiani che rifiutarono di arrendersi e di collaborare con nazisti e fascisti, un libro come questo dovrebbe essere fatto conoscere nelle caserme e negli uffici dell’organizzazione militare, come nelle scuole e nelle Università nel nostro paese.

SINTESI DELLE RECENSIONI AL VOLUME

Carlo Vallauri Soldati

La Repubblica - LUCIO VILLARI

Per riaprire la pagine di storia del biennio 1943-45:

Un avvio di ampio respiro è certamente l’importante ricerca di Carlo Vallauri ... che ha lavorato accuratamente intorno alla domanda "Perchè solo recentemente, e con decenni di ritardo, s’inizia a ricordare che tra i principali protagonisti della lotta per la liberazione nazionale vi sono state le forze armate regolari italiane?". L’indagine a tutto campo nasce da una documentazione anche inedita sugli scenari politici, militari, psicologici di una storia di italiani che in momenti decisivi hanno difeso valori nei quali ancora oggi ci riconosciamo.

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La Repubblica - PIETRO SCOPPOLA

Nel documentato volume:

... l’aspetto più suggestivo non è tanto la ricostruzione della vicenda militare ma la riflessione sulle premesse morali e psicologiche che hanno portato all’impegno armato contro i tedeschi: di fronte al dissolversi di tutte le istituzioni il fatto di assumere personalmente, ad soli, le proprie responsabilità è stato un elemento decisivo ai fini della ricostruzione morale del Paese.

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Corriere della Sera - LORETO DI NUCCI

denso studio sulle forze armate italiane ... costruito su una documentazione veramente imponente in pagine efficaci. ... Vallauri mette a fuoco il fenomeno dei militari dispersi che in molte regioni cominciano ad aggregarsi ... Evidenziando il fatto che alla Resistenza non parteciparono soltanto quelli che andarono in montagna ma anche, fin da subito, i militari, e sottolineando altresì la circostanza che il contributo che essi diedero alla Liberazione non fu soltanto simbolico. Vallauri perviene alla conclusione che fra il 1943 e il 1945 "la patria non è morta".

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Il Messaggero - GIOVANNI SABBATUCCI

... un libro nuovo, quello di Carlo Vallauri, intitolato Soldati e interamente dedicato a una documentata e puntigliosa ricostruzione dei destini, contraddittori ma sempre drammatici, dei militari italiani fra il settembre 1943 e l’aprile 1945.

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Il Giornale - FRANCESCO PERFETTI

... il saggio sfata alcuni luoghi comuni ... equilibrato volume ... un pregio del volume è il ben riuscito tentativo di approfondire le condizioni psicologiche e le ragioni politiche dello scompiglio seguito all’8 settembre. Il capitolo dedicato alla dispersione dei militari e alla nascita delle prime formazioni di resistenza è, sotto questo profilo, particolarmente felice nell’individuare, tratteggiare e far comprendere il comportamento individuale dei militari, i quali reagirono diversamente da situazione a situazione ... Per Vallauri le virtù individuali, in quei delicati frangenti del dopo 8 settembre, fecero aggio sulla disgregazione istituzionale a tutti i livelli. E proprio queste virtù individuali furono alla base del desiderio di recuperare o far riacquistare all’Italia la sovranità e l’indipendenza perdute con l’armistizio.

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Europa - FEDERICO ORLANDO

... necessaria e adeguata ricostruzione della resistenza antitedesca dei militari già appartenuti al regio esercito e ad altri corpi armati (carabinieri, finanzieri, marinai, aviatori): la resistenza dimenticata, quella non contrassegnata dalla doc dei partiti del Cln (Comitato di liberazione nazionale).

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Europa - EM COM

Arriva oggi un importante libro, che ripercorre le vicende d’un piccolo esercito, motivato anche politicamente, che combatte due anni a fianco degli Alleati risalendo la penisola e liberando l’Italia. Sono ricordati moltissimi episodi che segnano l’affermazione della vitalità e non certo la morte della Patria.

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Panorama - PASQUALE CHESSA

Con un punto di vista poco consueto, Vallauri ricompone la storia di quei 20 terribili mesi, andando a rintracciare, da Roma a Malta, dalla Dalmazia a Cefalonia, dal Friuli al Piemonte, le storie di quei soldati dell’esercito italiano che scelsero di riprendere a combattere.

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La Nazione, Il Resto del Carlino, Il Giorno - ACHILLE SCALABRIN

Nei giorni del disonore, l’onore viene riscattato da quanti imboccano "la strada della nuova lotta, è l’inizio della resistenza, della ribellione morale e armata", spiega ... Vallauri.

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Italia Oggi - ALESSANDRA RICCIARDI

Una straordinaria pagina di storia è stata ricostruita adesso, con competenza e con onestà intellettuale da Vallauri ... il quale si è avvalso dei principali documenti e studi inediti, nonchè di testimonianze e di ricerche inedite. Due questioni in particolare si pone Vallauri e ad esse dà esauriente risposta: quale valore possa attribuirsi alle prove di eroismo e di attaccamento alla bandiera fornite dai soldati e dagli ufficiali italiani; in che misura i corpi militari italiani e i partigiani civili abbiano contribuito alla liberazione del paese.

E’ stata una guerra "nazionale" a cui hanno partecipato a pieno titolo le nostre forze armate ... Era giusto porre fine ad una mistificazione storica.

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Brescia Oggi, L’arena - M. BELL

Un volume cospicuo, non soltanto per il numero delle pagine ma soprattutto per i contenuti. Costruito su di una documentazione imponente, il libro di Vallauri si pone il problema di dare una adeguata risposta ad un interrogativo fondamentale per capire qualcosa di più su ciò che è stato l’8 settembre. Vallauri ha acceso la luce su tante realtà misconosciute di fedeltà alla bandiera. Al di là di Cefalonia e di Corfù, che sono ben note, sono stati compiuti atti di fedeltà, gesti eroici nei Balcani non meno importanti ed altrettanto significativi.

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L’Unità - ADELE CAMBRIA

Il libro documenta un lato della storia italiana rimasto finora in ombra, raccontando il dramma delle nostre forze armate abbandonate a se stesse dopo l’8 settembre.

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Provincia di Cremona

Lo studio ha il merito di ricostruire una verità a lungo "rimossa" dalla nostra memoria storica ... La ricerca, originale e documentatissima, prende le mosse dalle ipotesi di pace separata della primavera del ’43.

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Avanti

E’ un libro freddo, senza coinvolgimenti di parte, ma frutto di una ricca documentazione che ha come fine quello di perseguire l’obiettività. Vallauri approfondisce le condizioni psicologiche e politiche del dopo 8 settembre, illustrando la solidarietà, i casi umani, le virtù individuali che sono alla base della ricostruzione di un paese. Vallauri racconta le storie di migliaia di persone, di uomini motivati, ovvero di quei soldati che hanno continuato ad indossare la divisa anche dopo l’armistizio.

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Il Corriere di Roma - FRANCESCO DE LUCA

Nell’opera di Vallauri un coraggioso intento di individuazione, al di là di ogni approvazione ideologica o partitica, una fisionomia del periodo buio della storia italiana ... un affresco storico di palpitante umanità, rifuggendo ogni retorica ... Valido strumento di interpretazione che ha, per certi versi, un contenuto didascalico ... un messaggio che sicuramente sortirà ad un risveglio di civile e democratica coscienza.


 


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