Sul finire degli anni ’70 Carlo Vallauri è stato chiamato a far parte di una commissione di studio dell’Unesco (sede centrale, Parigi) per analizzare i manuali scolastici di storia dei maggiori paesi d’Europa e di altri continenti allo scopo di verificare l’attenzione e lo spazio da ciascuno dedicato ai problemi della pace e dei diritti umani nell’età contemporanea. Nel corso dei lavori sono stati approfonditi questi temi, e, dopo confronti e dibattiti, è stata redatta una relazione per sottolineare la necessità di assicurare che, in tutti i paesi, i giovani siano ampiamenti informati sul corso delle vicende storiche con particolare riferimento al superamento delle conflittualità etniche, razziali, religiose e all’esigenza di proteggere le minoranze. Il documento è stato inviato a tutti i governi dei paesi aderenti all’Unesco, specie quelli afro-asiatici (in quel momento circa 50) nei quali non esistevano manuali di storia per l’insegnamento ai vari livelli, segnalando argomenti da svolgere e i documenti storici di rilievo da far conoscere al maggior numero possibile di persone.
Tra l’altro è emerso come in varie esperienze, non solo nei paesi in via di sviluppo, siano sconosciuti o trascurati i passi salienti dell’umanità in favore della pace e della cooperazione internazionale. Vallauri ha proposto di segnalare, tra i documenti di pace, la Pacem in terris di Giovanni XXIII, proposta accolta all’unanimità. Diversità di opinioni sono emerse invece circa la identificazione di fenomeni quali l’imperialismo e sulle differenze tra fascismo ed altri totalitarismi.
A seguito di tali lavori e della pubblicazione che ne ha raccolti i risultati è stato invitato a tenere conferenze sulla materia in numerose università e centri di studio.
Negli stessi anni l’Unesco ha promosso incontri bilaterali tra studiosi di paesi, i quali in passato hanno avuto motivi di contrasto e guerre. Così storici italiani sono stati chiamati a far parte di commissioni miste rispettivamente con storici dell’Austria e della Spagna: di quest’ultima (presieduta dal prof. F. Valsecchi) ha fatto parte C. V. che ha partecipato a riunioni svoltesi a Madrid. Da parte spagnola è stato rilevato come molti libri italiani di storia tendano ad accentuare le condizioni di ritardo economico e sociale del Mezzogiorno facendone risalire le cause alla dominazione spagnola e trascurando invece del tutto il corso dell’illuminismo in terra iberica, mentre per il periodo storico precedente (non di competenza per C. V.) è emersa la diversità di interpretazioni circa l’origine di Cristoforo Colombo.